I viaggi della "memoria" - VEDERE PER COMPRENDERE!

 

Testimonianze

 

Non dobbiamo "dimenticare" il passato, sulle sue ceneri dobbiamo ricostruire una nuova società.

 

E' necessario guardare con i propri occhi i luoghi dove sono stati compiuti ripetuti orrori contro l'umanità.
Con i Viaggi della Memoria si crea l'occasione educativa di affrontare la Storia contemporanea nelle sue pagine sanguinose e disumane legate alla guerra, alla deportazione e alle varie forme della Resistenza.
Si può avere così maggiore consapevolezza di "Cosa è stato" e comprendere meglio i motivi storico-sociali all'origine degli eventi che ne sono conseguiti.
"Capire" quegli avvenimenti passati certamente ci aiuterà a superare la rabbia e la negativizzazione basata su preconcetti irrazionali e le avversioni storiche che l'uomo porta nel suo seno fin dalle sue origini.

 

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Il seguente elenco indica solo alcuni dei principali e più conosciuti campi di concentramento/sterminio/lavoro nazisti.

 

Auschwitz - Birkenau

Nell'aprile del 1940 i nazisti diedero l'ordine di fondare il campo di Auschwitz (in polacco Oświęcim) e lo assegnarono al comando di Rudolf Hoss.

I primi prigionieri condotti il 14 giugno 1940 ad Auschwitz furono 728 polacchi del carcere di Tarnòw.
All'inizio Auschwitz servì da strumento di sterminio dei polacchi; poi i nazisti vi deportarono gente di tutta Europa (ebrei, prigionieri bellici sovietici, zingari, cechi, jugoslavi, austriaci, tedeschi, ecc.).

Nel 1941 si iniziò la costruzione del campo di concentramento Konzentrationslager Auschwitz II - Birkeau (nel paese di Brzezinka, a 3 Km. di distanza da Auschwitz).

Nel 1942 fu costruito il campo di concentramento a Monowice, vicino ad Oswiecim, sui terreni circostanti le officine della IG Farbenindustrie.
Negli anni 1942 - 1944 sorsero circa 40 filiali del campo di concentramento di Auschwitz dipendenti da Auschwitz III, collocate per lo più nelle vicinanze di fonderie, miniere e fabbriche che sfruttavano i detenuti quale manodopera a basso costo.
L'area del campo arrivò a ricoprire, dal dicembre 1941, la superficie complessiva di circa 40 chilometri quadrati.

L'unica uscita del campo di concentramento era quella dei camini dei forni crematori. Oltre alle esecuzioni ed alle camere a gas, un efficace mezzo di sterminio era il lavoro.
Inizialmente lavoravano per ampliare il campo di concentramento. Successivamente i detenuti erano impiegati nell'industria del III Reich. Li morivano in seguito alla fame, alle esecuzioni, al lavoro duro, alle punizioni, alle condizioni igieniche, agli stenti, alle malattie e alle epidemie.
Il complesso di Auschwitz svolse un ruolo fondamentale nei progetti di "soluzione finale del problema ebraico" cioè nello sterminio degli ebrei. Il numero di prigionieri rinchiusi costantemente in questo campo fluttuò tra le 15.000 e le oltre 20.000 unità.
Dal 1979 è patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
 

Bełżec

Il lager di Bełżec fu il secondo campo di sterminio ad essere aperto dai nazisti (1942), dopo quello di Chełmno, operativo dal 1941.
Bełżec fu costruito nell'Europa Orientale per eliminare principalmente gli ebrei nella Galizia e nelle aree adiacenti, al fine di "arianizzarle".
L'eliminazione ha interessato anche slavi e zingari per rendere questi territori pronti per essere annessi alla Germania.
Inoltre si voleva il genocidio, l'espulsione, la riduzione in schiavitù o la germanizzazione per la maggior parte dei polacchi, dei cechi, degli zingari e degli altri popoli slavi che ancora vivevano nei nuovi territori dell'est, caduti sotto l'occupazione tedesca, e che sarebbero stati colonizzati dal Terzo Reich a guerra vinta.
Per quanto riguarda i polacchi, si prevedeva che sarebbero stati lasciati in vita solo 3-4 milioni di coloro che risiedevano nell'ex Polonia e il loro compito sarebbe stato quello di servire da manodopera schiava per i tedeschi.
Nel lager di Bełżec  ci fu il più alto numero di vittime: tra 500.000 e 700.000.

L'11 dicembre 1942, l'ultimo trasporto di ebrei arrivò a Bełżec e gli ebrei dell'area servita da Bełżec erano stati quasi completamente sterminati.

Per ordine di Himmler, per nascondere le prove del massacro avvenuto dal novembre 1942 al marzo 1943 tutti i corpi delle vittime vennero riesumati e cremati da un kommando composto da ebrei. Le ossa rimaste dopo il processo di cremazione vennero triturate da una speciale macchina e disperse nell'area del campo.
Terminate le cremazioni, nella primavera del 1943, il campo di Bełżec venne distrutto: le baracche e le camere a gas vennero smantellate e gli elementi recuperati inviati a Majdanek dove servirono alla costruzione del campo di sterminio. L'intera area venne camuffata piantando abeti e lupini selvatici. Le villette esterne al campo, proprietà delle ferrovie polacche prima della guerra, vennero lasciate intatte.
 

Bergen-Belsen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il campo di concentramento di Bergen-Belsen era situato nella bassa Sassonia, a sud-est della cittadina di Bergen, 20 km a nord di Celle (Hannover).  Venne adibito dal 1943 a campo per prigionieri di guerra. Vi furono internati anche Ebrei, criminali comuni, prigionieri politici, Rom, Testimoni di Geova e omosessuali. 
Tra il 1943 e il 1945 circa 50 000 persone morirono nel campo, di cui oltre 35 000 di tifo nei primi 5 mesi del 1945.
Dal marzo 1944 vi furono internati deportati, malati, uomini e donne, trasferitivi da altri campi, fino a raggiungere i 75.000 internati.
Quando il 15.05.1945 fu liberato dagli Inglesi, giacevano al suolo 13.000 cadaveri; 12.000 deportati morirono il primo giorno della loro liberazione.

 

Un estratto dal diario del Tenente Colonnello Mervin Willerr Gonin DSO a Bergen-Belsen nel 1945.

Non so dare una descrizione adeguata del Campo dell'Orrore nel quale i miei uomini ed io dovevamo spendere il prossimo mese delle nostre vite. Era una semplice spoglia selva, spoglia come un campo di galline. Corpi sparsi ovunque, alcuni in grandi mucchi, a volte giacevano singoli o in coppie, dov'erano caduti. Ci volle un po' di tempo ad abituarsi a vedere uomini, donne e bambini cadere mentre gli camminavi vicino ed evitare di andargli in soccorso. Ci si doveva abituare semplicemente all'idea che il singolo non contava. Si sapeva che ne morivano 500 al giorno e che 500 al giorno ne sarebbero morti per settimane prima che, qualsiasi cosa avremmo potuto fare, avrebbe avuto il piu' piccolo effetto. Non era, ad ogni modo, facile guardare un bambino soffocare per la difterite quando sai che una tracheotomia e attente cure lo avrebbero salvato, e si vedevano donne affogare nel proprio vomito per la mancanza di forze per rialzarsi, e uomini mangiar vermi mentre agguantavano una mezza pagnotta semplicemente perche' dovevano mangiar vermi per sopravvivere e adesso a malapena riuscivano a distinguerli. Mucchi di corpi, nudi ed osceni, con una donna troppo debole per alzarsi diritta che si appoggia a questi mentre cucina il cibo che le avevamo dato su del fuoco; uomini e donne piegati sulle ginocchia un po' ovunque cercando sollievo dalla dissenteria che stava tormentando i loro intestini, una donna in piedi nuda fino all'osso lavandosi con del sapone in una vasca d'acqua dove i resti di un bambino galleggiavano ancora. Fu solo poco dopo l'arrivo della Croce Rossa Inglese, per quanto magari non vi era nessun collegamento, che arrivo' un grosso carico di rossetto. Non era affatto quello che noi uomini volevamo, noi urlavamo il desiderio per centinaia di migliaia di altre cose e non so chi chiese rossetto. Vorrei tanto scoprire chi fu, perche' fu un atto di genio, pura incorruttibile genialita'. Credo che nulla fece piu' per quegli internati di quanto fece quel rossetto. Le donne giacevano nei loro letti senza lenzuola ne' vestaglie ma con labbra rosso porpora, le vedevi vagare senza nulla piu' che una coperta sulle spalle, ma con labbra rosso porpora. Vidi una donna morta sul tavolo mortuario e raccolto nelle sue mani c'era un pezzo di rossetto. Finalmente qualcuno aveva fatto qualcosa per renderli nuovamente individui, erano qualcuno, non piu' solo il numero tatuato sul braccio. Finalmente potevano interessarsi al loro aspetto. Quel rossetto inizio' a ridare loro la loro umanita'.
 

Il Campo di concentramento di Buchenwald, istituito nel luglio 1937, fu uno fra più grandi campi della Germania nazista.

Fu costruito nella regione della Turingia (Germania orientale) a circa 8 km. da Weimar, sulla collina dell'Ettersberg, ricoperta di una fitta estensione di alberi di faggio (Buchenwald significa letteralmente bosco di faggio). 

 

Il dott. Erwin Ding-Schuler, fu il principale responsabile degli esperimenti effettuati su cavie umane a Buchenwa

Tra il 1937 e il 1945 il KZ di Buchenwald divenne uno dei più importanti campi di concentramento e sterminio. 
Il 16 luglio 1937 «un commando di circa 300 deportati, provenienti dal disciolto campo di Lichtenburg, presso Lipsia, eresse le 50 baracche del campo di Buchenwald, ricavando il legname dalla foresta di Ettersberg (foresta, a suo tempo prediletta da Goethe). 
All'interno di Buchenwald i nazisti lasciarono in piedi "L'albero di Goethe" sotto il quale il grande poeta amava stare per scrivere le sue opere. 
Oltre che nella costruzione del campo i deportati furono utilizzati in ben 130 campi e sotto-campi esterni.  Dopo la sua costruzione furono internati in questo campo circa 238.980 uomini. 
Buchenwald è stato uno dei campi affidati all'autogestione da parte dei "triangoli verdi" cioè dei delinquenti comuni e dove si attuò principalmente lo sterminio tramite il lavoro. Il numero complessivo delle vittime fu tra 43.045 e i 56.554 fra cui 11.000 ebrei. 
Nel block 50 i medici nazisti facevano esperimenti di ogni genere, la pelle dei prigionieri che avevano tatuaggi, dopo l'uccisione, veniva conciata e serviva per fare copertine di libri e paralumi.

Gli alleati liberarono il campo il 13 aprile 1945 quando già era in mano agli stessi deportati e un comitato clandestino internazionale ne gestiva la vita democraticamente.
I dirigenti del campo: il comandante delle SS Pricezu Waldec e Ilse Kock furono processati dal tribu-nale militare degli Stati Uniti e fucilati.

 

Chełmno - Kulmhof

Il campo di sterminio di Chełmno fu costruito, durante la seconda guerra mondiale, nei pressi della cittadina polacca di Chełmno nad Nerem situata a 100 chilometri a est di Poznan. L'obiettivo era di eliminare gli ebrei provenienti dal ghetto di Łódź, distante 70 chilometri, per «arianizzare» le zone polacche del Warthegau entrate a far parte del Reich dopo l'invasione tedesca.
Chełmno fu il primo campo a usare la «gassazione» per le uccisioni di massa. Almeno 152.000 persone persero la vita nel campo, ebrei, rom, ungheresi, polacchi, cechi e prigionieri di guerra sovietici.

Il campo di sterminio, situato in una casa padronale chiamata il "castello", fu operativo fino all'aprile 1943 quando fu chiuso e il castello venne fatto saltare.
Dall'aprile 1944 al gennaio 1945 Chełmno fu reso nuovamente operativo per provvedere alla definitiva liquidazione del ghetto di Łódź.
Il campo era gestito da un comando speciale delle SS, chiamato Sonderkommando Kulmhof, che eseguiva l'uccisione dei deportati mediante esalazioni di monossido di carbonio prodotte da grossi autocarri appositamente trasformati.
Il primo comandante fu Herbert Lange sostituito nel 1942 da Hans Bothmann.
Le aree del campo erano due: una zona amministrativa con la caserma e i magazzini dei beni confiscati alle vittime, nei pressi del castello, e l'area di cremazione e sepoltura situata in un bosco a circa tre chilometri di distanza chiamata Waldlager («lager nel bosco»).

La maggior parte delle testimonianze relative a questo campo è stata fornita da coloro che vi operarono in qualità di carnefici: il numero di deportati che riuscì a fuggire o sopravvisse a Chełmno fu infatti ridottissimo. Tra questi Michal Podchlebnik o Bodhalevnik, addetto alle operazioni di sepoltura, che riuscì a fuggire dopo aver visto tra i cadaveri quello della moglie e dei figlioletti di quattro e sette anni.

Queste le parole di Podchlebnik:

« Mi sdraiai sul corpo di mia moglie e implorai che mi sparassero. Uno degli uomini delle SS mi raggiunse e disse: "Questo può ancora lavorare bene!" (coloro che non avevano più forze venivano infatti uccisi). Egli mi diede tre colpi con il suo bastone e mi obbligò a tornare al lavoro »
(Testimonianza durante il processo presso la Corte distrettuale di Łódź, 9 giugno 1945)

I deportati venivano condotti al castello con treni e camion: provenivano dal Warthegau. Tra questi molti ebrei tedeschi precedentemente deportati dai territori del Reich a Łódź ed in altri ghetti della Warthegau per rendere il territorio tedesco «libero da ebrei».

Giunti nel cortile del castello, i deportati venivano informati che avrebbero fatto un bagno, e i loro abiti sarebbero stati disinfestati. Prima del bagno dovevano consegnare tutti gli oggetti di valore che venivano registrati. Venivano fatti spogliare e condotti nel sotterraneo del castello per poi risalire, lungo una rampa, fino al vano di carico di un Gaswagen, un autocarro appositamente modificato per funzionare come una camera a gas. A differenza dei successivi campi di sterminio, Chełmno non disponeva di una camera a gas stabile ma di 3 camere a gas mobili, installate sui cosiddetti Gaswagen. Le vittime erano obbligate a stiparsi nell'area di carico, in numero di circa 90, la porta veniva poi sigillata e il motore del furgone acceso: la morte sopraggiungeva in 10-20 minuti, provocata dal monossido di carbonio.

I corpi, già a bordo degli automezzi, venivano poi portati al Waldlager, dove si provvedeva a scaricarli. Unità ucraine, controllate dalle SS, provvedevano ad estrarre i denti d'oro dai cadaveri. Successivamente un Sonderkommando composto da detenuti ebrei provvedeva a seppellire i cadaveri in fosse comuni. Gli autocarri venivano rapidamente ricondotti al castello. Il lavoro era svolto con rapidità considerando che, ogni giorno, venivano svolte 12-13 operazioni.

Nell'estate 1942 il crescente fetore dovuto alla decomposizione dei corpi, consigliò la loro riesumazione e cremazione. L'operazione, effettuata da detenuti ebrei, prevedeva inoltre la macinazione delle ossa rimaste dopo la cremazione e la dispersione delle ceneri nel vicino fiume.

 

Dachau

Alcune settimane dopo la nomina di Adolf Hitler alla Cancelleria del Reich, Himmler inaugurò il 22 marzo 1933 il primo lager speciale per i "prigionieri politici arrestati per ragioni di pubblica sicurezza" della Baviera.

Il lager fu costruito sull'area dell'ex-fabbrica di munizioni e polvere da sparo di Dachau nelle vicinanze di Monaco con il compito di diminuire il numero dei prigionieri nelle prigioni, divenne modello per i successivi campi di concentramento oltrechè "scuola di violenza" per i soldati delle SS. Dachau fu un campo modello nel quale furono sperimentate e messe a punto le più raffinate tecniche di annientamento fisico e psichico degli oppositori del regime

Più di 200.000 persone provenienti da tutta Europa furono rinchiuse qui e nei campi secondari e vi furono giustiziati 41.500 prigionieri.

Poco prima della liberazione le SS distrussero gran parte dei loro documenti ufficiali, per evitare che essi potessero venire usati come prova a loro carico. Il 29 Aprile del 1945 le truppe americane liberarono i sopravvissuti.

 

Esterwegen

Esterwegen è un comune di 5.219 abitanti della Bassa Sassonia, in Germania. Appartiene al circondario rurale dell'Emsland ed è parte della comunità amministrativa di Nordhümmling.

Nel cosiddetto Emsland, Esterwegen assieme a Börgermoor, Aschendorfermoor ed altri, costituiva un sistema integrato di 15 campi di concentramento, chiamato «Moorlager» cioè campi nelle paludi.

In un primo tempo questo complesso, sorto originariamente come penitenziario, è stato alle dirette dipendenze del Ministero della Giustizia.

Poi, nell'autunno l936, anche questi campi passarono sotto la giurisdizione delle SS come ogni altro KZ e furono amministrati alle dipendenze di Neuengamme.

Die Moorsoldaten. Disegno di uno sconosciuto deportato, contenente anche lo spartito musicale della canzone, pubblicato nel 1960 come cartolina postale dal Komitee von Moorsoldaten. La dicitura in alto recita:

Inizialmente, dunque, i prigionieri erano in maggioranza dei politici e militari tedeschi, contestatari dell'ideologia e della disciplina hitleriana. 

Nei Moorlager venivano inviati preferibilmente prigionieri politici, condannati alla pena capitale dai tribunali speciali del regime, pena che spesso veniva eseguita in luogo.

Altri prigionieri, condannati a pene detentive, dopo averle espiate, ripartivano per altri Lager, per essere sottoposti ad una radicale e spesso mortale «rieducazione politica».

Nei Moorlager i deportati dovevano estrarre la torba o prosciugare le paludi di Papenburg. 

Successivamente Esterwegen ed i campi collaterali furono utilizzati per lo smistamento di deportati di diversa provenienza, assegnati ai lavori forzati lungo le coste olandesi, norvegesi e francesi.

Si stima che dal 1933 al 1945 siano transitate per Esterwegen circa 180.000 persone. Non si conosce il numero esatto delle vittime.
Nei Moorlager furono rinchiusi eminenti personaggi della opposizione democratica fra cui Carl von Ossietsky insignito del premio Nobel per la pace nel 1935 e assassinarlo dai nazisti.

In uno di quei Lager il musicista Rudi Goguel compose la parte melodica di una canzone, su testo di Johann Esser e Wolfgang Langhoff che, cantata in varie lingue, divenne una specie di inno ufficiale della deportazione. Il titolo originale tedesco è «Die Moorsoldaten».

 

Flossenbürg

Dopo i campi di concentramento di Dachau, Sachsenhausen e Buchenwald, Hitler ordinò ad Himmler di far erigere il campo di Flossenbourg, in un territorio non lontano da Beyreuth, nella zona a nord-est di Norimberga (Baviera) vicino al confine con la regione dei Sudeti (all’epoca territorio cecoslovacco).
Il lager era grande e costituito da una trentina di baracche di legno.
Il luogo, abbastanza appartato, aveva nelle vicinanze una miniera di granito che fu sfruttata con il lavoro dei prigionieri. 

Il KL Flossenbürg fu aperto il 3 maggio 1938 da prigionieri provenienti da Dachau. Ai primi 400 prigionieri di Dachau si aggiunsero, in novembre, altri 1.300 internati provenienti in gran parte da Buchenwald e Sachsenhausen.
Le categorie destinate al campo furono inizialmente quelle degli “asociali” e dei “criminali” (triangoli neri e verdi) sfruttati a lavorare nelle cave di pietra circostanti. 

Da Flossenbourg dipendevano 74 campi e comandi esterni, tra i quali Theresienstadt, alcuni addirittura situati in Boemia e Sassonia.

Da questi Lager uscì clandestinamente la prima documentazione sulle atrocità del regime hitleriano che, per vie traverse, poté essere diffusa nel mondo libero. 

I primi deportati non tedeschi furono “politici” cecoslovacchi e polacchi, giunti a partire dalla primavera 1940; alla fine dello stesso anno giunsero anche i prigionieri di guerra sovietici, confinati in tre blocchi (11-13) isolati all’interno stesso del Lager.

A partire dal 1942 vennero aperti sottocampi destinati alla produzione di armi e macchine belliche (tra cui gli aerei Messerschmitt 109). 

Luogo di “sterminio attraverso il lavoro”, Flossenbürg conobbe anche esecuzioni di massa mirate, soprattutto di prigionieri di guerra sovietici.
A russi, polacchi e cecoslovacchi fu riservato un apposito settore nel Lager principale, con una capienza (nel 1944) di circa 8.000 prigionieri.

A Flossenbürg furono eseguite anche condanne a morte legate all’attentato contro Hitler, tra qui quella del teologo e filosofo Dietrich Bonhoeffer.

Il Lager principale fu liberato il 23 aprile; vi si trovavano ancora 1.500 prigionieri, malati o impossibilitati a muoversi.

Secondo le fonti più recenti risultano registrati nell’insieme del Lager principale e dei sottocampi 96716 internati, di cui circa 16000 donne. I morti individuati sono circa 30000. Si tratta di cifre non sicure e approssimate per difetto. Oltre ai casi di mancata registrazione, risulta infatti che a Flossenbürg i numeri di matricola di prigionieri deceduti venivano riassegnati, almeno fino al marzo 1944.

Quanto alle nazionalità dei prigionieri, polacchi e sovietici assommavano al 60% del totale, seguiti da ungheresi (9%), francesi (7%) e tedeschi (5%) . Gli ebrei passati per Flossenbürg sono stati circa 10.000.

 

I deportati italiani a Flossenbürg

Se i primi italiani arrivarono da altri Lager già nel 1943, nell’ordine di alcune centinaia, poco più di 2.600 italiani furono deportati dall’Italia a Flossenbürg tra il settembre 1944 e il gennaio 1945, con tre trasporti partiti da Bolzano (settembre e dicembre 1944, gennaio 1945) e due da Trieste (dicembre 1944 e gennaio 1945).
Tra i 3.020 nominativi di italiani individuati risultano 342 donne. Anche fra queste alcune provenivano da altri Lager; in particolare un certo numero di “politiche” (per la precisione operaie arrestate dopo gli scioperi del marzo 1944), in un primo tempo inviate a Birkenau e di qui trasferite a Flossenbürg.
Un terzo degli italiani (1.077) è sicuramente morto in Lager; ma solo di 180 deportati è attualmente documentata la liberazione.

 

Il Lager dopo il 1945

Le strutture del Lager furono utilizzate in un primo tempo per la detenzione di prigionieri tedeschi (per la maggior parte SS) sotto custodia alleata (luglio 1945-aprile 1946).
Successivamente e fino al 1947 le strutture vennero occupate dall’UNRRA, organizzazione ONU che si occupava di profughi e di famiglie disperse (“Displaced Persons”). Vi erano, tra i rifugiati, anche ex prigionieri, che organizzarono una parte dell’area a ricordo dello sterminio: la zona interessata è quella della cosiddetta “Valle della morte”, incentrata sul crematorio (conservato e aperto ai visitatori fin dal 1946), all’ingresso della quale fu edificata una cappella cattolica con le pietre delle torri di guardia.
La zona circostante e a monte del piazzale dell’appello è stata sottoposta,negli anni successivi, a una completa ristrutturazione edilizia (edifici residenziali), dietro la quale si scorge con difficoltà la disposizione originaria del campo.
Nel 1995 è stato inaugurato un luogo di culto ebraico a fianco della cappella.
Nel 1966 fu aperto un museo nel blocco dell’ex prigione.

 

Gardelegen

File:Salzwedeler Tor Gardelegen.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Il 4 maggio del 1945 ci fu un'evacuazione dal campo di concentramento di Rottleberode (Aussenlager Rottlebeorde), la destinazione probabilmente era Gardelegen.

L'11 maggio 1945 il treno con i prigionieri arrivò alla stazione ferroviaria di Gardelegen, e quando tutti i prigionieri furono raggruppati all'interno di un capannone, le SS appiccarono fuoco e i prigionieri che cercavano di scappare venivano fucilati.
L'area di Gardelegen fu liberata dalla 102° Divisione di Fanteria Americana: quando le truppe americane videro per la prima volta il "luogo delle torture delle SS", furono profondamente sconvolte ed ordinarono alla popolazione locale di seppellire le vittime.
Fu inoltre stabilito che la popolazione locale si occupasse del mantenimento delle tombe dei 1016 prigionieri scomparsi.
I luoghi del massacro ed i resti del capannone sono collocati in un "Gedenkstatte" ufficiale ("Posto del "Ricordo"), tuttora visitabile.

 

Gross-Rosen

 

Si calcola che su circa 200.000 deportati che nel giro degli anni passarono per Gross Rosen i morti furono almeno 75.000.

Ad onta del suo nome poetico, Gross Rosen si è conquistata una solida fama di luogo infernale tra coloro che ebbero la disavventura di capitarci, perché sopravvivere in quel Lager non era cosa facile.Il campo fu aperto il 2 agosto 1940 come sottocampo di Sachsenhausen in Polonia, nella Bassa Slesia. Il 1º maggio 1941, divenne indipendente da quest'ultimo e in breve tempo il più grande della Bassa Slesia, noto per essere stato uno fra i più famigerati per il trattamento brutale riservato ai prigionieri Nacht und Nebel, Notte e Nebbia, e per aver internato 26.000 donne (la maggior parte delle quali ebree) su un totale di 76.728 prigionieri, che rappresentò «uno dei più grandi gruppi di prigionieri di sesso femminile» in tutto il sistema concentrazionario nazista. Questo campo che prende nome dal vicino villaggio di Gross Rosen, Rogoznica in polacco, venne istituito originariamente come dipendenza del KZ Sachsenhausen e divenne campo principale ed autonomo il 1° maggio 1941. Da Gross Rosen dipendevano circa un centinaio di sottocampi e comandi esterni di deportati messi a disposizione di imprese d'ogni genere, impegnate nella produzione di prodotti chimici e materiale bellico.

Gross Rosen fu liberato il 14 febbraio 1945 da reparti della 52ª armata sovietica del fronte ucraino.

 

Leipzig

Nel campo di concentramento di Leipzig sono stati arsi vivi pi? 200 prigionieri politici, un numero imprecisato di prigionieri ?tato ucciso perch?esteggiava l'arrivo degli alleati uscendo dalle baracche. Questo campo si trova nella periferia di Leipzig e sempre in questo campo 12 SS e un agente della gestapo costrinsero 200 prigionieri che non mangiavano da giorni ad entrare in un edificio di legno ai limiti del campo. Diedero fuoco alla baracca che era cosparsa di liquido infiammabile posizionarono delle mitragliatrici all'esterno della baracca per impedire ai prigionieri di uscire. Se questi ultimi riuscivano a salvarsi scampando alle mitragliatrici, non avrebbero potuto salvarsi perch?i bordi del campo era stato posizionato del filo spinato ad alta tensione. Furono uccisi russi, polacchi e francesi. Nel campo di Penig vennero imprigionati ungheresi e molte ragazze che non avevano ancora compiuto i 16 anni. Venivano maltrattate e all'arrivo degli americani mostravano le loro ferite ai medici, i quali sorpresi, le portarono negli ospedali dove venivano ricoverati i soldati di guerra. Erano malate di tifo e tubercolosi ma soprattutto vivevano in ambienti sporchi senza cibo e pieni di parassiti. I nazisti, che prima procuravano tanta sofferenza alle donne, furono costretti dagli alleati a trasportare queste donne in barella fino agli ospedali e gli stessi medici tedeschi furono costretti a curare le loro ferite. Queste donne riuscirono sorridere per la prima volta. Nel campo di concentramento di Ohrdruf , otto mesi prima dell'arrivo degli alleati, i tedeschi picchiavano, bruciavano e facevano morire di fame pi? 4.000 prigionieri politici neri.

 

Majdanek

Majdanek si trova a 4 chilometri ad est da Lublino in Polonia.
Nel 1941 i nazisti vi istituirono un campo di concentramento che diversamente da altri lager nazisti, non è nascosto in una foresta o oscurato alla vista da barriere naturali né è circondato da una "zona di sicurezza". Era un campo per prigionieri di guerra, gestito dalle SS. Nel febbraio 1943, fu trasformato in un campo di concentramento. Nell'ottobre 1942, furono trasferite al campo numerose ausiliarie SS addestrate nel campo di concentramento di Ravensbrück, in Germania. Queste donne, come ad esempio Hermine Braunsteiner, avevabo atteggiamenti sadici e brutali nei confronti dei prigionieri. Quando i sovietici liberarono il campo trovarono numerose prove a indizio delle atrocità commesse da questo corpo femminile.

Il campo di concentramento fu dotato di 5 forni crematori "Reform" installati dalla ditta Heinrich KORI GmbH di Berlino. All'apice della sua attività conteneva circa 50.000 prigionieri. Tra l'aprile del 1942 e il luglio del 1944, si svolsero gli stermini con l'utilizzo di camere a gas e forni crematori per far sparire i corpi. Nelle camere a gas di Madjanek si utilizzarono lo Zyklon B (acido cianidrico, originariamente prodotto per la disinfezione dai parassiti) e il monossido di carbonio.
Secondo i dati del Museo di Majdanek circa 300.000 prigionieri transitarono attraverso il campo, di cui oltre il 40% ebrei e circa il 35% polacchi. Fra le altre maggiori nazionalità dei prigionieri c'erano: bielorussi, ucraini, russi, tedeschi, austriaci, francesi, italiani e olandesi. Il numero dei morti venne fissato in 78.000, di cui 75% ebrei.
Majdanek forniva prigionieri come manodopera alla fabbrica d'armi Steyr-Daimler-Puch.

Il campo fu liquidato nel luglio 1944, ma degli impianti di sterminio, il capannone in legno del crematorio fu l'unica cosa che le SS riuscirono a incendiare, prima che arrivasse l'Armata Rossa, lasciando intatti i forni, l'enorme ciminiera e le camere a gas.
Il capannone venne in seguito ricostruito.

Nonostante 1.000 prigionieri fossero evacuati in una marcia della morte, l'Armata Rossa trovò ugualmente migliaia di persone nel campo, principalmente prigionieri di guerra, ed evidenti tracce del massacro avvenuto.
Con l'Armata Rossa che occupò la Polonia dal 1944, il campo fu riaperto come campo di transito, per imprigionarvi i soldati dell'Ak (l'Esercito Nazionale polacco). Squadre dell'NKGB (succeduto all'Nkvd dal 1944), dello Smers, della neonata UB (servizio di sicurezza costituito sotto controllo e supervisione sovietica) della MO (milizia popolare), e del Corpo di Sicurezza Interno (Esercito interno armato) disarmarono ed arrestarono migliaia di membri dell'AK che in tutta la Polonia avevano iniziato la lotta clandestina di resistenza al Comunismo.

 

Mauthausen - Gusen

Il campo di concentramento di Mauthausen fu costruito nell'agosto del 1938 nelle vicinanze di Linz, appena 5 mesi dopo l'annessione dell'Austria al Reich tedesco.

La zona di Mauthausen fu scelta come sede di un campo di concentramento per la sua vicinanza con una cava di granito.

Per le SS il campo di concentramento svolgeva due funzioni:
-  ​​l'eliminazione dei nemici politici attraverso la detenzione, le violenze, le uccisioni arbitrarie (cosa che consentiva il mantenimento di un regime di terrore tra gli oppositori del nazismo, al di fuori del campo);
- lo sfruttamento intensivo del lavoro dei deportati.

Circa 200.000 persone di differenti nazionalità furono deportate a Mauthausen: oppositori politici, persone perseguitate per motivi religiosi, omosessuali, ebrei, zingari, prigionieri di guerra e anche criminali comuni. Vi furono dapprima internati Polacchi e Spagnoli repubblicani, che furono costretti a portare sulle spalle pesanti blocchi di pietra salendo la cosiddetta "scala della morte", di 186 gradini.
Vi furono poi internati prigionieri di guerra sovietici e deportati di ogni nazionalità, appartenenti sovente alla categoria "Notte e nebbia".
Si pensa che oltre 150.000 deportati abbiano trovato la morte nel campo principale o in quelli vicini di Gusen, Melk, Ebensee, e nel castello di Hartheim, riservato agli stermini. 
Circa la metà dei deportati furono uccisi o morirono a causa delle inumane condizioni di vita e di lavoro.Mauthausen era campo di punizione e di annientamento attraverso il lavoro. I prigionieri dovettero fare fronte a condizioni di detenzione inumane e lavorare come schiavi nelle cave. Le violenze, le brutalità, le punizioni disumane, la fame e le uccisioni costituivano elementi essenziali della vita quotidiana. Le uccisioni avvenivano in molte forme: attraverso le violenze dirette delle SS, le impiccagioni, le fucilazioni, le iniezioni al cuore, gli avvelenamenti e infine con il gas. Alcuni deportati furono semplicemente bagnati e lasciati gelare fino alla morte nel rigido inverno austriaco.

L'incremento della produzione bellica portò a partire dal 1943 a un allargamento delle funzioni del campo. Una grande parte dei prigionieri fu destinata alla produzione degli armamenti in diversi campi satellite.

Gli studi dell'ex deportato Hans Marsalek sui deportati a Mauthausen hanno documentato il passaggio per questo luogo di tortura e di morte di 197.464 persone: 192.737 uomini e 4.727 donne. Al momento della liberazione, nel maggio '45, si trovavano nei campi che facevano capo a Mauthausen circa 66.500 deportati (di cui 1.734 donne) molti dei quali in condizioni tali da non sopravvivere a lungo. Gli italiani deportati qui furono più di 8.000.

Il campo fu liberato dagli Americani il 7 maggio 1945.
Il 16 maggio '45, prima del rimpatrio, i superstiti del campo giurarono di combattere per "un mondo nuovo, libero, giusto per tutti".

 

Natzweiler - Struthof

Il 21 aprile 1941, nel luogo noto come «Struthof», i nazisti aprono un campo di concentramento, il KL*-Natzweiler.
Il campo centrale, l’unico campo di concentramento sul territorio francese, si trova in quella che allora era l’Alsazia annessa. La nebulosa di campi annessi, ripartita sulle 2 sponde del fiume Reno, è composta da una rete di circa 70 campi, più o meno grandi. Su approssimativamente 52.000 deportati del KL-Na, circa 35.000 non passeranno mai dal campo centrale.
Luogo di lavoro a beneficio dell’industria della guerra nazista, il campo ospita altresì le sperimentazioni mediche dei professori nazisti dell’Università del Reich di Strasburgo.
Il 23 novembre 1944, gli Alleati scoprono il sito, evacuato dai nazisti dal mese di settembre. Per alcuni dei deportati dei campi annessi, il calvario si prolunga fino alla primavera 1945 con le marce della morte.
Dal 1941 al 1945, il KL-Natzweiler è uno dei campi più omicidi del sistema nazista. Circa 22.000 deportati vi sono morti.
*Nota: la quasi totalità dei documenti di archivio riguardanti il campo di concentramento nazista di Natzweiler porta la menzione "KL-Natzweiler" o "KL-Na" e non "KZ", come si legge più comunemente per gli altri campi e come risulta maggiormente in uso negli studi storici.

A 800 m. d'altezza sui Vosgi a circa 50 km. da Strasburgo in una posizione incantevole fu creato l'unico campo di concentramento e sterminio sul suolo francese. L'Alsazia era passata sotto il diretto controllo della Germania nel 1940 e il 21 maggio del 1941 fu inaugurato il campo di Natzweiler - Struthof. Era formato da 17 baracche in legno, una cucina, il crematorio con un alto camino. A circa un chilometro e mezzo di distanza nella strada verso Schirmeck era situata la camera a gas. I deportati dovevano seguire lavori stradali ed erano impiegati negli stabilimenti industriali nelle vicinanze. Dal campo principale dipendevano numerosi sottocampi in parte annessi agli stabilimenti Krupp, Adler e Daimier Benz. Nel blocco 5 erano effettuati esperimenti medici ad opera dei prof. Hirt, Haagen e Bikenbach dell'università di Strasburgo. Quando il campo fu liberato dagli alleati, nel Novembre 1944, era ormai disabitato e i prigionieri morti o spostati in altri campi.
 

Il Centro europeo del resistente deportato

Il Centro europeo del resistente deportato nasce a pochi metri dell’ingresso di quello chef u il KL-Natzweiler.

Luogo di memoria e di cultura, il Centro europeo del resistente deportato, grande edificio in cemento dalle linee epurate e rivestito con pietre scure ideato dall’architetto Pierre-Louis Faloci, accoglie il visitatore sul sito dell’ex campo di concentramento di Natzweiler.
Inaugurato il 3 novembre 2005 dal Presidente della Repubblica francese, il CERD rende omaggio a coloro che, ovunque in Europa, hanno lottato contro l’oppressione ed è altresì vettore della storia e della memoria della deportazione e delle Resistenze europee.
Progettato come luogo di informazione, riflessione e incontro, il Centro europeo del resistente deportato, con i suoi 2.000 m2 di superficie di esposizione, è un’introduzione alla visita del campo. Il CERD è stato eretto al di sopra della Kartoffelkeller, cantina in cemento armato costruita dai deportati.
Il Centro europeo presenta la storia delle Resistenze che, in tutta Europa, si ersero contro il dominio fascista e nazista e mostra l’implacabile organizzazione di messa a morte del sistema di campi di concentramento nazista.

Il progetto ha beneficiato della collaborazione di una sessantina di partner, in Francia e all’estero. I legami intessuti con i memoriali dei campi di concentramento e di sterminio in Germania, Austria e Polonia così come con quelli dei campi annessi di Natzweiler sono destinati a svilupparsi ulteriormente.
 

Neuengamme

Il Lager di Neuengamme, situato nella Germania settentrionale nei pressi della città di Amburgo, venne aperto con il 13 dicembre 1938 con l'arrivo di un trasporto di 100 deportati provenienti da Sachsenhausen di cui Neuengamme inizialmente fu un comando esterno. Dopo l'occupazione della Polonia, Himmler voleva avere a disposizione un Lager capace di accogliere 40.000 polacchi e così nella vecchia fabbrica di mattoni cominciarono affluire trasporti di piccola entità, 200 - 250 persone, tutte destinate a produrre mattoni. La materia prima, l'argilla veniva estratta da una cava che si trovava già dentro il recinto del Lager. Il Lager di Neuengamme con i suoi 80 sottocampi divenne così il più grande Lager della Germania settentrionale: passarono dentro i suoi reticolati circa 104.000 deportati e si stima che fra i 45.000 ed i 55.000 non sopravissero.

 

Ravenbruck

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Sulle rive del lago Schwed, di fronte alla cittadina di Furstenberg, nel Mecklenburg a 80 Km. a nord di Berlino fu costruito nel1939 il più grande campo di concentramento femminile d'Europa.
Vi furono costruite 32 baracche d'abitazione per prigioniere, uffici per l'amministrazione, case per le SS ed una fabbrica della Ditta Siemens Werke di Berlino.

Già nel novembre 1938 una colonna di 500 uomini fu distaccata da Sachsenhausen, per erigere, nella piana di Macklenburg, circa 80 chilometri a nord di Berlino, un campo per ospitare i detenuti del disciolto campo di Lichtenburg.
Doveva essere, nei primi tempi, un campo di «rieducazione» dei prigionieri politici tedeschi. Poi divenne un campo prevalentemente femminile.
Le prime 867 donne arrivano a Ravensbrück nel maggio 1939. Sono in gran parte comuniste, socialdemocratiche e testimoni di Geova tedesche.
Nel settembre 1939 si aggiungono donne zingare con i loro bambini.
Poi altri trasporti di donne provengono dalla Cecoslovacchia, dall'Ungheria, dalla Polonia, dalla Francia, dall'Italia e da tutti i paesi invasi ed occupati dalle truppe hitleriane.
In breve il campo ospita 2.500 deportate il cui numero è destinato ad aumentare a 7.500, fino a raggiungere, sul finire della guerra, la cifra di 45.000 detenute.

Nel complesso, sembra accertato che a Ravensbrück furono immatricolate 125.000 donne di cui circa 95.000 persero la vita. Circa 1.000 furono le italiane (di cui 919 identificate).
A Ravensbrück nacquero 870 bambini, ma solo pochissimi ebbero la ventura di sopravvivere.

Il personale di sorveglianza di Ravensbrück era formato da speciali reparti femminili delle SS che rendevano impossibile la vita delle deportate.

La vita del campo era regolata dalle esigenze del lavoro nelle fabbriche. Si trattava di industrie produttrici di materiale bellico o comunque di prodotti destinati all'esercito. La fatica, dovuta ai ritmi di lavoro inumani, la denutrizione e i rigori del clima, contribuirono in larga misura a stroncare la vita delle più anziane, delle più deboli, delle più debilitate.
Un movimento di solidarietà e di resistenza clandestino si sviluppò presto fra le deportate per aiutare in tutti i modi possibili le più esposte, per sabotare la produzione, per proteggere i bambini, per sottrarre alla violenza delle Kapo e delle ausiliarie SS le compagne prese di mira.
Questa solidarietà fu la sola ancora di salvezza alla quale fu possibile attaccarsi nella speranza di salvarsi.

Anche a Ravensbrück furono condotti esperimenti pseudoscientifici: sterilizzazioni, aborti, infezioni ecc..

La 49.a unità della 2.a armata sovietica del fronte bielorusso ha liberato Ravensbrück il 30 aprile 1945. Il campo era stato in gran parte evacuato alcuni giorni prima. Rimasero ad attendere i liberatori circa 3.000 donne, alcuni bambini e pochi uomini ammalati, intrasportabili, tutti in condizioni pietose.
 

Sachsenhausen  (Oranienburg)

Era uno dei più grandi campi di concentramento nella Germania settentrionale. Vi venivano sperimentati i metodi più aggiornati ed economici di «liquidazione» delle «sottospecie umane» invise al regime nazista.
Sachsenhausen funzionava anche da campo di addestramento dei reparti di SS destinati alla sorveglianza e gestione di altri Lager: una vera scuola di sadismo e di meticolosa criminalità organizzata.

Da documenti rinvenuti dopo la liberazione risulta che al 31-1-1945 erano presenti in quel Lager 56.624 deportati di ogni nazionalità.
Sono passati per quel campo, stando ai registri ufficiali, 204.537 uomini, una buona metà dei quali morì per sfinimento, sottonutrizione e malattia ma soprattutto perché assassinati dalle SS. I deportati italiani identificati furono 421.

Dal settembre al novembre 1941 furono eliminati col colpo alla nuca 18.000 prigionieri di guerra sovietici. Esisteva per questo un'apposita installazione in una baracca non lontana dal campo, dove i prigionieri col pretesto di una normale misurazione della loro statura venivano invece uccisi con un colpo di pistola, sparato da un SS appostato dietro una fessura del muro, corrispondente all'attrezzatura della misurazione. Poi questo sistema fu sostituito dall'asfissia a mezzo dei gas di scarico di camion appositamente attrezzati, ma soprattutto da fucilazioni collettive sul ciglio di fosse comuni, che gli stessi morituri erano costretti a scavare.
Accanto al Lager principale un campo speciale ospitava, con qualche riguardo, ministri e personalità dei paesi invasi, mentre migliaia di deportati furono messi a disposizione delle industrie impiantate nei dintorni. La solita DEST (Deutsche Erd und Steinwerke), la DAW (Deutsche Ausrustungswerke) ma anche Heinkel, AEG, Siemens, Demag-Daimler-Benz utilizzarono la manodopera coatta fornita dal Lager.
Nel 1942 la DEST decise di costruire una grande fabbrica di materiali refrattari accanto alla quale sorse poi una fonderia, perciò altri 2.000 schiavi dovettero disboscare terreni pressoché vergini, prosciugare paludi, costruire gli edifici e poi lavorare nella fabbrica.
Il 20 agosto 1939 alcuni deportati, camuffati con divise polacche, furono portati e poi trucidati a Gleiwitz. Da quell'episodio Hitler trasse il pretesto per scatenare la seconda guerra mondiale, aggredendo la Polonia.
 

 
 

Sobibor

Fu costruito a nord-est di Lublino e entrò in funzione il 16 maggio 1942 ospitando i primi convogli di ebrei. Fu eretto con lo scopo di sterminare gli ebrei arrestati in Polonia, Austria, Francia, Olanda e Cecoslovacchia.
Il campo era suddiviso in 3 sezioni, una delle quali adibita a laboratori (calzoleria, sartoria, panificio ecc.) che producevano quanto era richiesto dalla guarnigione di sorveglianza, in gran parte formata da ucraini aderenti al nazismo. Un'altra comprendeva i baraccamenti, un'altra ancora le installazioni del massacro: il magazzino nel quale avveniva il taglio dei capelli, la camera a gas vera e propria, il crematorio.
A Sobibor morirono almeno 250.000 persone, principalmente ebrei. Ma il numero è inferiore alla realtà, perchè spesso interi convogli passavano alla gassatura, così come avvenne nell'agosto 1943 quando di 600 ufficiali russi che entrarono nel campo ne sopravvissero solo 80. Tutti gli altri furono immediatamente soppressi ed i loro resti bruciati.
Il 14 ottobre 1943 trecento deportati, guidati da un ufficiale russo, Alexandrei Petchorski. La gran parte fu ripresa, ma una quarantina riuscì a fuggire e a unirsi ai partigiani che operavano nella zona. Questi furono i testimoni dei misfatti di Sobibor. Dopo la rivolta il campo fu sgombrato e distrutto dalle SS. Nel bosco dove venivano bruciati i cadaveri, oggi un tumulo di ceneri umane e di terra intrisa di sangue ricorda il martirio delle vittime.
 

 

 

 

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